Rigor mortis: ecco perchè c'è rigidità muscolare dopo un decesso

Con il termine rigor mortis si indica quella situazione di rigidità muscolare che contraddistingue i cadaveri. Si tratta di un fenomeno molto simile a quello della contrazione muscolare dei soggetti vivi, e questo è determinato dal fatto che lo stato di rigor è una delle fasi del ciclo dei ponti, ovvero il ciclo che si verifica quando contraiamo un muscolo. E' doveroso precisare, però, che nel caso del rigor mortis non si realizza l'accorciamento dei sarcomeri, condizione essenziale nella contrazione isotonica del muscolo scheletrico.

Il rigor mortis tende ad apparire in modo tendenzialmente uniforme, anche se in realtà la fase di irrigidimento sembra partire dai muscoli della mascella, seguita poi dai gomiti, ed infine dalle ginocchia. A temperatura ambiente il cadavere di un adulto impiega dalle 10 alle 12 ore per raggiungere uno stato di rigor completo. La rigidità tenderà a perdurare fino a 36-48 ore dal decesso, per poi attenuarsi con lo stesso ordine con cui è apparsa. Il rilasciamento muscolare dipende in tal caso dalla decomposizione a cui il corpo umano si sta accingendo, dissolvendo le fibre muscolari (e non solo). Il tempo impiegato per la comparsa/scomparsa del rigor mortis è fortemente influenzato dalle condizioni ambientali, e dalla temperatura corporea in fase di decesso, con la caratteristica che le alte temperature accelerano i processi.

Da un punto di vista biochimico, il rigor mortis è provocato dalla mancanza di ATP nelle fibrocellule muscolari, molecola essenziale per rompere il legame tra le due proteine responsabili della contrazione, actina e miosina. Vien da sè che i ponti trasversali tra le due proteine perdurano nel rigor. E' possibile "vincere" il rigor mortis applicando una certa forza sugli arti del soggetto deceduto, tuttavia se il ponte viene rotto prima dello sviluppo completo, il processo continuerà ugualmente fino al suo completamento.

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